Illustrazione ozonoterapia per affaticamento cronico: medico con molecola di ozono

Ozonoterapia e affaticamento cronico: meccanismi, indicazioni e limiti

L’affaticamento cronico è una condizione in cui la sensazione di stanchezza persiste oltre la normale risposta fisiologica allo sforzo, non si risolve con il riposo e compromette la capacità di svolgere le attività quotidiane. Si distingue dalla stanchezza fisiologica, quella che segue una giornata intensa e scompare dopo una notte di sonno, per la sua durata, la sua intensità e la sua indipendenza dal carico di lavoro effettivo. Quando la fatica dura da almeno sei mesi, è presente anche a riposo e non è spiegata da una causa ovvia, si parla clinicamente di “sindrome da fatica cronica” (CFS, Chronic Fatigue Syndrome) o, nella nomenclatura più recente, di encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS).

È una condizione complessa, ancora parzialmente in fase di studio, che colpisce in misura maggiore le donne e che ha un impatto significativo sulla qualità della vita. I meccanismi alla base comprendono alterazioni del metabolismo energetico cellulare, disfunzione mitocondriale, infiammazione cronica di basso grado e stress ossidativo; si tratta di ambiti in cui l’ozonoterapia esercita effetti biologici documentati, anche se le evidenze cliniche specifiche per la sindrome da fatica cronica rimangono ancora limitate.

 

 

Un po’ di storia

L’interesse per l’ozono come strumento terapeutico nelle condizioni di affaticamento e ridotta vitalità ha radici che risalgono agli anni Settanta e Ottanta, quando i pionieri dell’ozonoterapia medica — in particolare nelle scuole tedesca e cubana — osservavano nei pazienti trattati per patologie diverse un miglioramento soggettivo dell’energia e della lucidità mentale, riferito spesso come effetto collaterale positivo del trattamento principale.

Questo dato empirico ha orientato negli anni successivi l’uso dell’ozonoterapia anche come trattamento specifico per la fatica cronica, in particolare nei quadri associati a stress ossidativo elevato, infezioni croniche e compromissione della funzione mitocondriale. La ricerca in questo ambito è ancora in una fase relativamente precoce, con studi clinici di dimensioni limitate e metodologie eterogenee, ma i meccanismi biologici sottostanti sono sufficientemente documentati da giustificare l’interesse clinico.

 

 

Perché la fatica cronica ha una componente metabolica

Per capire come l’ozono possa agire sulla stanchezza cronica, è utile comprendere il ruolo dei mitocondri — gli organelli cellulari responsabili della produzione di energia sotto forma di ATP (adenosina trifosfato). Quando la funzione mitocondriale è compromessa — per stress ossidativo cronico, infezioni, infiammazione persistente o fattori ambientali — la produzione di ATP si riduce e le cellule faticano a sostenere le richieste energetiche anche in condizioni di riposo.

Il risultato è una stanchezza che non risponde al sonno perché non è una stanchezza da accumulo di sforzo, ma una stanchezza da deficit di produzione energetica. È come avere un motore che non riesce a convertire il carburante disponibile in potenza — il serbatoio è pieno, ma la resa è compromessa.

In questo contesto lo stress ossidativo — cioè l’eccesso di radicali liberi rispetto alla capacità antiossidante dell’organismo — gioca un ruolo centrale: danneggia le membrane mitocondriali, riduce l’efficienza della catena respiratoria e mantiene un circolo vizioso di infiammazione e deficit energetico.

 

Come agisce l’ozono sulla fatica: il meccanismo specifico

L’azione dell’ozono sulla fatica cronica non si spiega con un singolo meccanismo, ma con una combinazione di effetti che agiscono in parallelo.

Modulazione mitocondriale e metabolismo energetico. L’ozono, somministrato a concentrazioni terapeutiche controllate, stimola gli enzimi antiossidanti endogeni — superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi — potenziando la capacità dell’organismo di neutralizzare i radicali liberi. Questo riduce il danno ossidativo ai mitocondri e migliora l’efficienza della produzione di ATP. Alcuni studi suggeriscono che questo effetto si traduca in un miglioramento soggettivo dell’energia e della resistenza allo sforzo, anche se i dati clinici su popolazioni con CFS diagnosticata restano ancora limitati.

Miglioramento dell’ossigenazione tissutale. L’ozono aumenta la cessione di ossigeno ai tessuti modificando le proprietà reologiche dei globuli rossi — li rende più deformabili, migliorandone il passaggio nei capillari — e aumentando la produzione di 2,3-difosfoglicerato (2,3-DPG), una molecola che facilita il rilascio di ossigeno dall’emoglobina. Tessuti meglio ossigenati producono energia in modo più efficiente e accumulano meno metaboliti della fatica.

Riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado. Nei pazienti con affaticamento cronico si riscontra frequentemente uno stato infiammatorio sistemico di bassa intensità, con citochine proinfiammatorie elevate. L’ozono a concentrazioni terapeutiche modula questo stato infiammatorio, riducendo i mediatori che contribuiscono alla percezione della fatica e al rallentamento cognitivo.

Per un approfondimento sul meccanismo dello stress ossidativo e sull’azione antiossidante dell’ozono si rimanda alla pagina dedicata: Ozonoterapia e stato ossidativo.

 

 

Metodi di somministrazione dell’ozono per l’affaticamento

Per i quadri di affaticamento cronico i metodi di somministrazione più utilizzati sono la grande autoemoinfusione (GAE) e l’ozonoterapia rettale. La GAE agisce direttamente sul sangue, migliorando l’ossigenazione sistemica e la funzione dei globuli rossi; l’ozonoterapia rettale offre un’alternativa sistemica non invasiva, con un assorbimento attraverso la mucosa rettale. Per la descrizione dettagliata delle due procedure si rimanda alle pagine dedicate: Grande autoemoinfusione e Ozonoterapia rettale.

ragazza esegue ozonoterapia endovenosa per affaticamento cronico

Il ciclo tipico per l’affaticamento cronico prevede 8-12 sedute, con cadenza bisettimanale nella fase iniziale. I miglioramenti soggettivi — maggiore energia, migliore lucidità cognitiva, sonno più riposante — si apprezzano generalmente nel corso del ciclo, con variabilità individuale significativa.

 

Quando l’ozonoterapia ha senso nell’affaticamento — e quando no

Questo è il punto più importante dell’intero articolo, ed è quello che più spesso viene omesso nei testi divulgativi sull’argomento.

La stanchezza cronica è un sintomo, non una malattia, e può essere l’espressione di condizioni molto diverse tra loro: anemia, ipotiroidismo, diabete non controllato, sindrome delle apnee ostruttive del sonno, depressione, patologie autoimmuni, insufficienza surrenalica, neoplasie. Iniziare un trattamento con ozono prima di aver escluso queste cause significa trattare un sintomo lasciando la causa sottostante senza diagnosi.

Il percorso corretto prevede prima un inquadramento diagnostico completo — esami del sangue mirati, valutazione clinica, eventualmente consulenze specialistiche — e solo dopo, in presenza di una fatica cronica senza causa organica identificabile o come trattamento complementare a una causa già trattata, l’ozonoterapia trova la sua collocazione razionale.

Quando l’ozonoterapia è razionale nell’affaticamento:

  • Fatica cronica con stress ossidativo elevato documentato agli esami
  • Quadri post-infettivi con persistenza della stanchezza dopo la risoluzione dell’infezione acuta (inclusi i quadri di Long COVID con fatica persistente, su cui esistono dati preliminari interessanti)
  • Affaticamento associato a patologie croniche già diagnosticate e trattate, come supporto al metabolismo energetico
  • Pazienti con diagnosi di ME/CFS confermata, in cui le opzioni terapeutiche convenzionali si sono rivelate insufficienti

Quando l’ozonoterapia non è la risposta:

  • Stanchezza da causa organica non ancora trattata (anemia, tiroide, apnee)
  • Stanchezza da causa psichiatrica primaria non trattata (depressione maggiore)
  • Stanchezza fisiologica da stile di vita — sonno insufficiente, sedentarietà, alimentazione scorretta

 

Le evidenze scientifiche: uno sguardo onesto

È importante essere chiari sullo stato delle evidenze in questo ambito. Gli studi sull’ozonoterapia nella sindrome da fatica cronica sono ancora pochi, con campioni ridotti e metodologie eterogenee. Non esistono ad oggi trial clinici randomizzati di grandi dimensioni che abbiano dimostrato con certezza l’efficacia dell’ozono nella CFS secondo gli standard dell’evidence-based medicine.

Ciò che è documentato in modo più solido sono i meccanismi biologici sottostanti — l’effetto antiossidante, il miglioramento dell’ossigenazione tissutale, la modulazione infiammatoria, che forniscono un razionale plausibile per l’uso clinico. Alcuni studi osservazionali e serie di casi riportano miglioramenti soggettivi significativi in pazienti con affaticamento cronico trattati con ozonoterapia (Tirelli et al., 2019), ma questi dati vanno interpretati con cautela in assenza di gruppi di controllo adeguati.

L’approccio più onesto è considerare l’ozonoterapia nell’affaticamento cronico come un trattamento complementare con un razionale biologico solido e una tollerabilità generalmente buona, in attesa di evidenze cliniche più robuste.

 

Sicurezza e effetti collaterali

L’ozonoterapia è generalmente ben tollerata. Per una descrizione completa degli effetti collaterali possibili e delle controindicazioni si rimanda alla pagina dedicata: Ozonoterapia: effetti collaterali e controindicazioni.

 

La visita preliminare

Prima di iniziare qualsiasi ciclo di ozonoterapia per l’affaticamento è necessaria una visita medica che valuti il quadro clinico complessivo, verifichi che un inquadramento diagnostico adeguato sia già stato eseguito o lo pianifichi, escluda le controindicazioni e definisca il protocollo più adatto. La stanchezza persistente merita una diagnosi prima di un trattamento.

I centri di Milano e Mestre offrono consulenze dedicate per il trattamento della fatica cronica con ozonoterapia.

 

Chi è il Dott. De Nardin?

Il Dott. Marco De Nardin è un Medico Chirurgo specializzato in Anestesia e Rianimazione e Terapia del dolore.

E’ direttore del portale sanitario www.med4.care

Ha svolto attività di anestesista presso diversi ospedali pubblici e privati.

Durante la pandemia di Covid-19, ha prestato il suo impegno a Milano, nei reparti di Terapia Intensiva.

Recentemente, ha approfondito la sindrome Long-Covid e acquisito competenze specifiche nell’ambito dell’ozonoterapia.

Nel 2025 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “Miglior anestesista dell’anno” da parte di MioDottore.