Placche di psoriasi sul torace, ozonoterapia come trattamento complementare per la psoriasi

Ozonoterapia per la psoriasi: come funziona, efficacia e trattamenti

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce il 2-3% della popolazione mondiale — in Italia circa 1,5 milioni di persone. Non è semplicemente un problema estetico: le placche eritematose e desquamanti, che compaiono più frequentemente su gomiti, ginocchia e cuoio capelluto, sono la manifestazione visibile di un’infiammazione sistemica profonda, mediata da cellule immunitarie e citochine pro-infiammatorie. L’impatto sulla qualità di vita è spesso sottostimato — il prurito cronico, la desquamazione e la stigmatizzazione sociale pesano quanto il dato clinico.

I trattamenti convenzionali — dalla fototerapia ai biologici — riescono a controllare la malattia in molti pazienti, ma non in tutti, e spesso richiedono terapie indefinite con farmaci immunosoppressori. L’ozonoterapia si inserisce in questo contesto come approccio complementare: non sostituisce la terapia dermatologica specialistica, ma agisce sugli stessi meccanismi fisiopatologici — infiammazione, stress ossidativo, disfunzione immunitaria — attraverso un profilo di sicurezza favorevole e una buona tollerabilità nel lungo periodo.

 

Perché l’ozonoterapia nella psoriasi

Per comprendere perché l’ozono può essere utile nella psoriasi, è necessario capire cosa c’è alla base delle placche. La psoriasi non è una malattia della pelle in senso stretto: è una malattia del sistema immunitario che si manifesta sulla pelle. Il meccanismo centrale è un’iperattivazione dei linfociti T helper 17 (Th17), che producono IL-17, TNF-α e IL-23 — citochine che stimolano i cheratinociti a proliferare in modo incontrollato e mantengono l’infiammazione locale in un ciclo cronico. A questo si aggiunge una componente vascolare rilevante: le placche psoriasiche sono riccamente vascolarizzate, con neoangiogenesi patologica che alimenta ulteriormente il processo infiammatorio.

L’ozono agisce su più di questi meccanismi in modo simultaneo.

Il primo meccanismo è la modulazione immunitaria. Dosi terapeutiche di ozono inducono un lieve stress ossidativo controllato che attiva il fattore di trascrizione Nrf2 — il principale regolatore della risposta antiossidante cellulare. L’attivazione di Nrf2 potenzia il sistema enzimatico antiossidante endogeno (superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi), riducendo lo stress ossidativo cutaneo che alimenta la cascata infiammatoria della psoriasi. Il motivo per cui questo è rilevante è che lo stress ossidativo nei cheratinociti è uno dei trigger che mantiene attivo il loop Th17.

Il secondo meccanismo è l’inibizione selettiva del Th17. Uno studio condotto al Third Xiangya Hospital di Changsha, in Cina, ha documentato che il trattamento con ozono in pazienti psoriasici riduce la quota di linfociti Th17 circolanti e abbassa i livelli di IL-17 — l’esatta citochina che i farmaci biologici di nuova generazione (ixekizumab, secukinumab) cercano di bloccare con anticorpi monoclonali. Il meccanismo d’azione dell’ozono converge quindi sullo stesso bersaglio molecolare, attraverso una via indiretta.

Il terzo meccanismo è il miglioramento della microcircolazione cutanea. L’ozono aumenta la deformabilità eritrocitaria e favorisce il rilascio di ossido nitrico, migliorando la perfusione periferica. Nelle placche psoriasiche — dove la microcircolazione è alterata dalla neoangiogenesi patologica — questo effetto contribuisce a normalizzare l’ambiente vascolare locale, riducendo l’eritema e la componente congestizia delle lesioni.

 

Evidenze scientifiche

La letteratura sull’ozonoterapia nella psoriasi è ancora limitata in termini di numerosità dei trial, ma i risultati disponibili sono coerenti e incoraggianti.

Lo studio più citato è quello del Third Xiangya Hospital di Changsha: 10 pazienti con psoriasi a placche moderata, trattati con docce di acqua ozonizzata (15 minuti al giorno) e applicazione topica di olio ozonizzato (due volte al giorno) per 14 giorni consecutivi. Al termine del trattamento, i ricercatori hanno documentato una riduzione significativa del PASI score — il punteggio standardizzato che misura l’estensione e la gravità della psoriasi — con miglioramento dell’eritema, riduzione dello spessore delle placche e diminuzione della desquamazione. Sul piano immunologico, i livelli di Th17 nel sangue periferico si erano ridotti in modo misurabile, con un profilo di citochine meno pro-infiammatorio.

La ricerca sull’ozono in patologie cutanee autoimmuni va oltre la psoriasi. Uno studio di Sagai e Bocci (2011, pubblicato su Medical Gas Research) ha documentato l’efficacia dell’acqua ozonizzata nelle dermatiti croniche refrattarie, identificando l’attivazione di Nrf2 e la riduzione del TNF-α come meccanismi centrali. Un ulteriore lavoro di revisione di Elvis e Ekta (2011, Journal of Natural Science, Biology and Medicine) ha sistematizzato le evidenze sull’ozono come agente antinfiammatorio e immunomodulante nelle patologie cutanee, confermando il razionale biologico del trattamento.

L’onestà clinica richiede di precisare che studi randomizzati controllati di grandi dimensioni sulla psoriasi non sono ancora disponibili. Le evidenze attuali derivano da studi pilota, serie di casi e dati meccanicistici. Questo non inficia il razionale biologico — solido — ma impone cautela nelle affermazioni prognostiche.

 

Come si svolge il trattamento

Il trattamento ozonistico per la psoriasi utilizza approcci diversi a seconda dell’estensione e della forma clinica della malattia.

Trattamenti topici

Per le forme cutanee localizzate, l’approccio topico è il più diretto. L’acqua ozonizzata viene utilizzata in applicazioni locali o docce nelle aree interessate dalle placche: l’ozono disciolto in acqua penetra gli strati superficiali della cute, riducendo l’infiammazione locale e l’eventuale carica batterica secondaria. L’olio ozonizzato — tipicamente olio d’oliva sottoposto a ozonizzazione prolungata che genera ozono-osidi stabili — viene applicato direttamente sulle lesioni due volte al giorno: ha un’azione più duratura rispetto all’acqua e penetra più in profondità negli strati cornei ispessiti della psoriasi.

Grande Autoemoinfusione (GAE)

Per le forme moderate-severe o per potenziare l’effetto sistemico dei trattamenti topici, la grande autoemoinfusione con ozono (GAE) rappresenta l’approccio principale. In questo trattamento, una quota di sangue del paziente viene prelevata, miscelata con una miscela di ozono-ossigeno a concentrazione terapeutica e reinfusa per via endovenosa. L’effetto è sistemico: modulazione immunitaria, riduzione delle citochine pro-infiammatorie circolanti, miglioramento della deformabilità eritrocitaria.

Insufflazioni rettali

Le insufflazioni rettali di ozono completano il protocollo nelle forme sistemiche, con un assorbimento mucosale rapido e un profilo di sicurezza elevato. Vengono utilizzate in combinazione con la GAE nei pazienti che non tollerano o non rispondono adeguatamente al solo approccio endovenoso.

 

Cosa aspettarsi dal percorso terapeutico

Un ciclo standard di ozonoterapia per la psoriasi prevede tipicamente 10-15 sedute di GAE, con frequenza bisettimanale nelle prime settimane e poi settimanale in fase di mantenimento. I trattamenti topici con acqua ozonizzata e olio ozonizzato vengono condotti in parallelo, quotidianamente a domicilio dopo il primo ciclo ambulatoriale.

Nella mia esperienza, i pazienti con psoriasi lieve-moderata iniziano a vedere miglioramenti dell’eritema e della desquamazione tra la terza e la quinta settimana di trattamento — la risposta è progressiva, non immediata, e questo è un aspetto importante da comunicare prima di iniziare. Per saperne di più sui tempi attesi, l’articolo su dopo quanto fa effetto l’ozonoterapia fornisce un quadro dettagliato.

Il trattamento è ben tollerato e non interferisce, nella maggior parte dei casi, con le terapie dermatologiche in corso. È comunque necessaria una valutazione preliminare per verificare l’assenza di controindicazioni: per informazioni sugli effetti collaterali dell’ozonoterapia è disponibile una sezione dedicata.

 

Psoriasi e artrite psoriasica

Circa il 30-40% dei pazienti con psoriasi sviluppa nel corso della vita un’artrite psoriasica — una forma di artrite infiammatoria che colpisce le articolazioni periferiche e la colonna vertebrale, con lo stesso substrato immunologico (Th17, TNF-α, IL-17) della malattia cutanea. I due quadri spesso coesistono e si influenzano reciprocamente: le riacutizzazioni cutanee coincidono frequentemente con le fasi di maggiore attività articolare.

L’ozonoterapia è applicabile anche in questo contesto, con effetti sia sulla componente articolare che su quella cutanea. L’articolo dedicato a artrite psoriasica e ozonoterapia approfondisce il razionale e i protocolli specifici per questa presentazione combinata.

 

Domande frequenti

L’ozonoterapia guarisce la psoriasi?

No — e nessuna terapia attualmente disponibile guarisce la psoriasi in modo definitivo, perché si tratta di una malattia cronica con base genetica. L’ozonoterapia può ridurre significativamente l’estensione e la gravità delle lesioni, prolungare i periodi di remissione e migliorare la qualità di vita, ma va intesa come trattamento complementare e di supporto all’interno di un percorso dermatologico integrato.

Quante sedute servono per la psoriasi?

Un ciclo d’attacco prevede generalmente 10-15 sedute nell’arco di 6-8 settimane. Nei pazienti che rispondono bene, si prosegue con sedute di mantenimento mensili. La frequenza esatta dipende dalla gravità del quadro, dall’estensione corporea coinvolta e dalla risposta individuale al trattamento.

L’ozonoterapia si può fare insieme ai farmaci biologici per la psoriasi?

In linea generale sì, e la combinazione può essere vantaggiosa: l’ozonoterapia agisce su meccanismi complementari rispetto ai biologici, potenziando la risposta antiossidante e migliorando la microcircolazione cutanea. È però indispensabile una valutazione caso per caso con il proprio dermatologo e con il medico ozonista, per escludere interferenze e ottimizzare il protocollo.

L’ozono è efficace anche per la psoriasi del cuoio capelluto?

I trattamenti topici con acqua ozonizzata sono applicabili anche al cuoio capelluto, sebbene la praticità sia minore rispetto alle zone corporee. La GAE sistemica agisce indipendentemente dalla sede delle lesioni. Per la psoriasi del cuoio capelluto estesa o refrattaria, la valutazione combinata con il dermatologo è particolarmente raccomandata.

 

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Chi è il Dott. De Nardin?

Il Dott. Marco De Nardin è un Medico Chirurgo specializzato in Anestesia e Rianimazione e Terapia del dolore.

E’ direttore del portale sanitario www.med4.care

Ha svolto attività di anestesista presso diversi ospedali pubblici e privati.

Durante la pandemia di Covid-19, ha prestato il suo impegno a Milano, nei reparti di Terapia Intensiva.

Recentemente, ha approfondito la sindrome Long-Covid e acquisito competenze specifiche nell’ambito dell’ozonoterapia.

Nel 2025 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “Miglior anestesista dell’anno” da parte di MioDottore.